LA SEN. PINOTTI SUL CONTRASTO ALLA PIRATERIA

By 28 Maggio 2012 Novembre 24th, 2018 Archivio news 2012

Vice presidente della commissione Difesa in Senato, Roberta Pinotti il 28 maggio scorso si è recata in visita all’Accademia Italiana della Marina Mercantile di Genova, per informare i futuri capitani delle iniziative intraprese dal Governo e dal Parlamento italiano in contrasto alla pirateria marittima.

L’Italia -ha detto Pinotti- è in ritardo rispetto agli altri Paesi europei; bisognerà colmare al più presto il vuoto legislativo sull’ingaggio di personale armato a bordo in zone a rischio.
Siamo in linea
-ha ribadito Pinotti- con le posizioni dell’IMO che, di fronte alla scelta di armare le navi mercantili, in un primo momento aveva mostrato dubbi, temendo un’escalation di violenza.
Ora che il fenomeno ha assunto proporzioni inaudite (da 7 a 12 miliardi il costo che paga ogni anno la comunità internazionale per questo problema) abbiamo accettato di imbarcare personale armato a bordo nelle zone a rischio.
Tuttavia in Italia i team a messi disposizione dalla Marina militare sono solamente 10, troppo pochi: i nostri pescherecci hanno cambiato bandiera da tempo, pur di difendersi.
Occorre dare al più presto concreta attuazione a quella parte della normativa antipirateria (art. 5 del Decreto Legge n. 107/2011), che prevede la possibilità di impiegare guardie armate private su navi battenti bandiera italiana, altrimenti rischiamo di lasciare gli armatori da soli di fronte a questa piaga.
Vorrei ricordare che gli introiti provenienti dalla pirateria in Somalia rappresentano la prima fonte di ricchezza per il Paese: esiste un’organizzazione estesa dietro a questo fenomeno; i pirati sono armati di fucili d’assalto, laciarazzi, armi leggere…
Sarebbe auspicabile
-ha concluso Pinotti- una normativa europea per definire le regole generali in materia; allo stesso modo la questione diplomatica tra Italia e India andrebbe risolta tramite un trattato internazionale che prendesse in esame una volta per tutte casi analoghi, perchè non si debba più ripetere il caso dei marò costretti a sbarcare e imprigionati, pur avendo agito in acque internazionali.